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Vertical farming, tra sostenibilità, innovazione e agricoltura

vertical farming

Il vertical farming rappresenta una delle soluzioni più innovative per la produzione primaria di cibo. È la nuova tendenza del settore agricolo, che da tempo cerca di conciliare sostenibilità, imprenditoria e la crescente domanda di cibo a livello mondiale, a cui si aggiunge il fatto che tutti noi ormai siamo sempre più abituati ad avere ogni tipo di frutta, verdura e ortaggi tutto l’anno, senza saper più riconoscere i prodotti di stagione. 


Ma cosa sono, in concreto, le vertical farm?


Le vertical farm sono letteralmente “fattorie verticali”, un moderno concetto di agricoltura in cui le colture vengono messe in strati sviluppati in verticale e impilati tra loro.


Sono altamente flessibili e possono essere realizzate in qualsiasi tipo di edificio, sia grattacieli ma anche in soluzioni più piccole. Le strutture che le ospitano non devono essere adibite solo al farming ma possono essere luoghi ibridi, anche abitati.


Esistono una molteplicità di tecniche che possono essere utilizzate per lo sviluppo delle colture. Le tecniche idroponiche e aeroponiche, utilizzate maggiormente nelle fattorie e molto sicure, riducono il consumo d’acqua e di nutrienti ed eliminano anticrittogamici e pesticidi, generando guadagni economici eccellenti che ricadono poi sui costi dei prodotti finali.


Secondo Dickson Despommier, l’inventore del concetto di vertical farming, 50 edifici di 30 piani con base di mezzo isolato dedicati al vertical farming potrebbero garantire all’intera popolazione newyorkese il 50% del fabbisogno di proteine.


La luce naturale è sufficiente per far crescere i nostri prodotti?


Purtroppo negli spazi chiusi l’illuminazione naturale non è sufficiente per la crescita delle piante: bisogna usare led e luci specifiche per il loro sviluppo. Fortunatamente però questo mercato corre e ci sono aziende come Ageon che hanno già proposto soluzioni. Una di queste è Radix, un prodotto modulare per l’agricoltura verticale dalle diverse caratteristiche tra cui:

un sistema ibrido di NFT (Nutrient Film Technique) e DWC (Deep Water Colture) con circolazione dell’acqua per gravità attraverso sistema integrato;

la possibilità di conversione tra flusso costante e sistema a “Flusso-Riflusso”;

dispositivi di illuminazione per agricoltura integrati con spettro Sananbio VE e molto altro.


Perché quando si nomina il vertical farming si parla di rivoluzione sociale?


È risaputo: nei prossimi anni il numero di abitanti sul nostro pianeta aumenterà. Secondo le ricerche, nel 2050 saremo in 9 miliardi di persone sulla Terra e con le risorse odierne e sempre meno terreni da coltivare non potremmo garantire risorse alimentari per tutti.  Per questo è diventato fondamentale inserire anche nelle città quella parte produttiva che negli anni si è persa, lasciando spazio solo ai servizi.

La città deve tornare ad essere produttiva e le vertical farm sono una soluzione a questo problema.

L’impatto sociale che un progetto di questo tipo può generare sul territorio è enorme.


E in Italia?

A Cavenago, a due passi da Milano, è nato il progetto di vertical farming più grande e innovativo d’Europa: si chiama Planet Farms ed è stato ideato da Luca Travaglini e Daniele Benatoff, che l’hanno pensato come una casa per migliaia di piante di piccole dimensioni e ciclo breve, nutrite con fertirrigazione a substrato di torba. Sarà un progetto cardine per capire la fattibilità del vertical farming e le ricadute che avrà sulla città e sulle produzioni.

Insomma, l’agricoltura innovativa, oggi, è tutta italiana!

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