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Eco-innovazione: le possibilità dell’economia circolare, dal packaging al fashion

Per rendere l’Europa davvero green, le nuove leggi in materia di biodiversità, agricoltura e industria non bastano: bisogna puntare sull’eco-innovazione e sull’economia circolare.
eco-innovazione

Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050: questo è l’obiettivo principale del Green Deal europeo, una serie di misure per rendere sostenibile la produzione di energia e per modificare le attuali abitudini negative dei cittadini dell’Unione. Ma per rendere l’Europa davvero green, le nuove leggi in materia di biodiversità, agricoltura e industria non bastano: bisogna puntare sull’eco-innovazione e sull’economia circolare.

Eco-innovazione: tra produttività e sostenibilità

Si definisce eco-innovazione “qualsiasi forma di innovazione atta a realizzare un uso più efficace delle risorse naturali, di limitare gli impatti negativi sull’ambiente, o di aumentare la resistenza alle pressioni ambientali”.

Chi sceglie di adottare un approccio di questo tipo considera per intero il ciclo di vita del prodotto: dall’approvvigionamento delle materie prime, alla produzione, al trasporto, all’utilizzo del prodotto, per arrivare, infine, al suo smaltimento.

Una prospettiva che, oltre a generare un impatto positivo sull’ambiente e sul clima, porta anche a un aumento della produttività: grazie al minore utilizzo di materie prime naturali, i costi economici e ambientali strettamente correlati alla gestione degli scarti vengono infatti ampiamente ridotti.

Infine, bisogna sottolineare la capacità, per chi opera dentro una dimensione sostenibile, di essere strumento trasversale. Infatti, una caratteristica peculiare dell’eco-innovazione è proprio quella di privilegiare la collaborazione di diversi soggetti cooperanti nell’affrontare problemi in maniera multi-settoriale.

Economia circolare: l’esempio del packaging sostenibile di Grifal

Uno dei campi in cui l’eco-innovazione può essere applicata con grande successo è quello dell’economia circolare. Lo scopo principale di questa nuova visione del sistema economico, finora percepito solamente come lineare, è quello di restituire al pianeta molto più di quello che gli viene sottratto, e ridurre i consumi sfruttando il recupero dei materiali circolari.

Ancora oggi infatti, le aziende e i cittadini di tutto il mondo producono tonnellate di rifiuti. Incoraggiare abitudini di riciclo è solo una delle opzioni a disposizione: per raggiungere davvero degli obiettivi green nei prossimi trent’anni è necessario avviare un lavoro di analisi in sinergia con i diversi settori per creare prodotti in ottica ecosostenibile.

Un buon esempio di eco-innovazione applicata all’economia circolare è Grifal, un’azienda bergamasca che opera all’insegna della sostenibilità all’interno del green packaging e in funzione di un consumo responsabile.

Nata nel 1969 come scatolificio, nel 1990 inizia la progettazione di soluzioni d’imballo personalizzate, inventando un nuovo processo atto a realizzare scatole in cartone conduttivo. Nel 2001 allestisce un laboratorio interno all’azienda dove è possibile effettuare test e analisi delle performance degli imballi. Negli anni successivi, si sviluppa una gamma di lastre e bobine di polietilene espanso, Mondaplen, e altri materiali termosaldabili, ondulati attraverso un processo di laminazione brevettato.

Nel 2016 l’azienda lancia cArtù: un rivoluzionario metodo che realizza cartoni ondulati protettivi, resistenti e ammortizzanti.

L’obiettivo dell’azienda, in linea con il Green Deal, è quello di sostituire le plastiche negli imballaggi, investendo in linee produttive e risorse. Le sue soluzioni sono innovative e mirano a ottenere un’eco-compatibilità al 100%.

Moda sostenibile: il caso di Ohoskin, pelle vegana made in Italy

L’eco-innovazione però non si limita al packaging, ma può essere applicata in molti altri ambiti e settori. Uno di questi è l’industria tessile, una delle più inquinanti al mondo, che da anni è al centro di una vera e propria rivoluzione green.

Di grande interesse è il caso di Ohoskin, la startup italiana che produce pelle vegana a partire dalle pale dei fichi d’india e dagli scarti delle arance.

Ohoskin, il cui nome unisce le iniziali delle biomasse utilizzate (Orange e Opuntia, nome scientifico del fico d’india), è un prodotto di altissima qualità, simile al cuoio sia per sensazione tattile che per performance.

Un’alternativa sostenibile e cruelty-free all’uso di pelli animali, che durante la loro produzione vengono trattate con circa 130 differenti sostanze chimiche pericolose non solo per l’ambiente, ma anche per gli esseri umani che le lavorano e successivamente indossano.

Fondata dalla catanese Adriana Santanocito, Ohoskin è stata definita come una tra le più promettenti 25 startup del 2021.

Per un futuro sempre più green

Lo scienziato ungherese Albert Szent-Gyorgyi affermava: “lo scoprire consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato”.

L’eco-innovazione e l’economia circolare ne sono conferma.

Crederci è il primo passo, ma servono determinazione, investimenti, ricerche, attenzione.

Perché solo attraverso la capacità di scorgere oltre il visibile e la fiducia nelle possibilità di un sistema diverso è possibile rivoluzionare la concezione di futuro.

Di Simona Guarino.

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